Meditazione yoga o meditazione trascendentale, un passaggio necessario per trovare tuo Mantra del cuore

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Questa settimana molti avvenimenti si sono svolti a Milano dedicati al benessere dell’individuo, della famiglia, della società.

Ieri sono stata ad un convegno nel quale è intervenuto David Lynch, si proprio il noto regista americano, lui che davanti a un pubblico di migliaia di persone, ha parlato di meditazione e vita, di come la meditazione può cambiare la vita delle persone e migliorare il mondo. Certamente la meditazione cambia la vita di tutti, prima o poi, confido però di voler sdoganare il termine meditazione che spesso ci lega a una scuola o a un guru d’eccellenza. Iniziamo a parlare meno di meditazione trascendentale, che sia ed iniziamo a spiegare cosa significa meditare, e citando Jon Kabat-Zinn, quando afferma che meditazione significa essere consapevoli, a ricercare consapevolezza, e allora credo sia importante ricordare cosa è la consapevolezza…praticare la consapevolezza comporta amorevolezza, e l’auto-indagine, la messa  in discussione della nostra visione del mondo, della posizione che vi occupiamo e l’apprezzamento della pienezza di ciascun momento della nostra esistenza. Amo pensare alla consapevolezza come all’arte di vivere presenti a se stessi. Non è necessario essere buddista o yogi  per praticarla. Budda significa semplicemente una persona che ha riconosciuto la propria vera natura. Pertanto  la consapevolezza non è in contrasto con una qualsiasi credenza o tradizione-religiosa o scientifica- ne intende istillare alcunché, in particolare non un nuovo sistema di fede o ideologia. E’ semplicemente un metodo pratico per rimanere in contatto con la pienezza del proprio essere grazie a un processo sistematico di osservazione, indagine personale e azione consapevole. La pratica della consapevolezza i esprime con dolcezza, comprensione, attenzione.

Meditare significa imparare ad ascoltare profondamente noi stessi e l’altro, significa innaffiare i semi della gioia, significa comunicare in modo consapevole e far pace con il nostro bambino interiore spesso ferito e spaventato. Prendendoci cura di noi stessi, iniziamo a prenderci cura dell’altro, della relazione con il nostro partner ma per fare questo è necessario far pratica, rompere gli automatismi, guarire le nostre ferite. La pratica di consapevolezza -meditazione- non richiede anni, bastano pochi minuti al giorno, nei quali ritrovare il nostro respiro, possiamo essere consapevoli mentre corriamo, camminiamo, mangiamo…e a volte dopo pochi nei quali abbiamo lasciato spazio al respiro ecco che possiamo tornare al mondo, all’altro attraverso un dialogo più compassionevole, amorevole, autentico. In questi giorni ancora invernali rileggo le pagine del maestro Thich Nhat Hanh, il quale spesso parla di amore, e di come migliorare la relazione con il nostro compagno-a di vita e con i nostri figli attraverso la meditazione o meglio la pratica di consapevolezza. Essere consapevoli ci aiuta ad innaffiare i semi della gioia in noi stessi e nell’altro, ci aiuta a recuperare un linguaggio magari dimenticato e seppellito sotto la matassa delle abitudini o ancor più della rabbia.

Per iniziare a rompere i nostri automatismi, spesso ereditati dai genitori è necessario fare pace con il bambino ferito dentro di noi.

Molti di noi hanno ancora dentro di se un bambino ferito. le nostre ferite possono venirci da nostro padre o nostra madre. A sua volta anche nostro padre può essere stato ferito da bambino, nostra madre anche, non sapendo come guarire le ferite della loro infanzia, ce le hanno trasmesse. se non sappiamo trasformare e guarire le ferite che abbiamo dentro finiremo anche noi per trasmetterle ai nostri figli e nipoti. Per questo dobbiamo tornare al bambino ferito che è dentro di noi, per aiutarlo a guarire. A volte il bambino ferito in noi ha bisogno di tutta la nostra attenzione. Questo bimbo piccolo emerge dalle profondità della nostra coscienza e chiede attenzione.. se sei nella presenza piena e consapevole, potrai prenderti cura di lui, ascolterai questa tua parte ancora ferita con tenerezza e compassione attraverso un momento dedicato alla percezione del tuo respiro. Ritornare al respiro significa prenderci cura di noi stessi, non allontanare la paura o la rabbia, ma abbracciarla, iniziando a dialogare con quel bambino dimenticato, iniziando a condividere con lui la tua vita, risanando le sue ferite. Ritornare a questa piena presenza mentale ti permette di essere libero, ti permette di dare valore nella tua vita alla presenza della persona che ami, ti permette di accorgerti quanta ricchezza ci possa essere nella tua vita.

Credo che la meditazione o pratica di consapevolezza, non abbia il fine di renderci tutti delle eccellenze, piuttosto ci aiuta a migliorare noi stessi e quindi i nostri rapporti, la nostra vita. Accorgerci inoltre di chi siamo, ci permette di aggiustare il tiro ogni giorno, di avere più fiducia in noi stessi e nella vita, riappropriarci della vita significa essere liberi dai dettami delle mode, dalla violenza altrui, crescere nei nostri valori, scoprire ad esempio che in questa società così portata al fuori, all’affermazione nel lavoro, al potere, si possa dare un nuovo valore alla famiglia, alla coppia, ai figli.

vi aspetto alla IRCCS (istituto nazionale dei tumori) alle 18 ogni primo mercoledì del mese con Franco Berrino o online

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