Digital detox e lo yoga che non c’è

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Siamo in Veneto per la presentazione del mio libro #yogainviaggio, ospiti di un hotel termale di antico fascino, di charme un po’ decadente, e mentre mi preparo al workshop che terrò domenica a Mestre, mi concedo ore di passeggiate, pratica alternate da bagni caldi, fanghi e centrifughe. A seguito dello yoga festival di Milano rifletto ancora una volta sulla grande macchina pubblicitaria che lo yoga ed il benessere smuovono, eppure ancora in Italia non percepisco una reale consapevolezza di cosa sia yoga e star bene, di come vivere la pratica in tempi moderni dove lo smartphone è inevitabile compagno di viaggio, dove c’è sempre più abuso di energie e spreco e ancora poco ascolto, poca tenerezza! La tecnologia, finalizzata com’è a produrre guadagni in termini di efficienza e tempo libero, minaccia di derubarci di entrambi, se già non lo ha fatto. Conoscete qualcuno che abbia più tempo libero? Il concetto stesso di tempo libero sembra estraneo alla nostra epoca. Si dice che il ritmo della vita oggi sia spinto da un’accelerazione  inesorabile nota come “legge di Moore” (così chiamata da Gordon Moore fondatore della Intel, che per primo la enunciò) che governa la dimensione dei circuiti integrati e le nostre vite. Ogni anno la capacità di calcolo dei nuovi microprocessori aumenta… si parla sempre più di connessione, collegamento; e il collegamento con noi stessi? Stiamo diventando così connessi con tutti gli altri, da non trovarci mai li dove siamo in realtà. Per strada con il cellulare all’orecchio siamo davvero in strada? A tavola con il cellulare all’orecchio siamo davvero attenti a cosa mangiamo? Cosa ne pensate dell’idea di invocare un cambiamento? Che ne dite di essere in contatto semplicemente con come ci sentiamo, anche nei momenti in cui ci sentiamo sopraffatti, ansiosi, sconnessi o depressi?

Che ne dite di coltivare un quadro più ampio che comprenda noi stessi a tutti i livelli?

Ancora vedo profonde distinzioni tra una pratica e l’altra e molte, troppe etichette. L’altra sera mentre mi trovavo a Padova durante la presentazione del mio ultimo libro una signora di grande sensibilità mi dice:” nonostante i tanti anni di pratica yoga e pilates è la prima volta che in una conferenza dedicata al tema star bene io mi ritrovo a casa, mi sento compresa e connessa.” Di recente mi sono domandata a cosa serve il mio lavoro e quello di molti insegnanti nel mondo, ecco che nell’intervento di questa gradevole signora io mi sento capita e come dice lei ” a casa”; voglio dire che per me dopo tutto #yogainviaggio è proprio questo, l’ho capito con chiarezza l’altra sera: aiutare le persone ( senza distinzione tra insegnanti e allievi” a stare bene, sentirsi capiti, a casa ma non solo a trovare tecniche valide, serie per vivere meglio autonomamente senza delegare un terapeuta di un’investitura salvifica ma accorgersi che basta poco continuativamente per poter cambiare la nostra vita. Questo vuole essere il senso del mio viaggio condiviso con il mio compagno di vita, allora lo yoga o lo ” star bene” non è cosa di pochi da ricercarsi in un eremo lontano, non è esoterico istante, non è qualcosa di economicamente inaccessibile ma piuttosto un mezzo valido per vivere meglio e supportarci in quei momenti nei quali abbiamo bisogno di sentirci sostenuti, ancor più uniti…in quegli istanti in cui la vita ci concede gioia ma anche inevitabile dukka o sofferenza, perchè deve sempre più essere chiaro a tutti che la ricerca di un reale benessere non passa attraverso la negazione della sofferenza ma piuttosto nella capacità di affrontarla in modo nuovo, più strutturato, creativo ( nel senso di creare)…solo arrendendoci alla vita senza pretese di essere immuni da sofferenza, paura, rabbia solo in questo modo troveremo la nostra vita pronta ad accoglierci.

Qualche giorno fa leggevo questa frase che tutti avrete conosciuto:” sei perfetto così come sei e puoi raggiungere qualsiasi obbiettivo!”  questo messaggio di speranza andrebbe però spiegato, letto e riletto altrimenti può sembrare una forma di esaltazione dell’ego e poco altro, la perfezione di cui si parla non nega che in ogni individuo ci sia molto di migliorabile, piuttosto con questa affermazione ci viene fatto un invito, guardare a noi stessi, in un potenziale creativo, ovvero non prepotente, non definitivo! Tu sei un essere straordinario allora perchè a volte litighi, ammazzi, abusi? Questo potrebbe essere chiesto all’uomo moderno osservando i casi di cronaca. Se riflettiamo attentamente è la paura di non essere abbastanza, all’altezza che spesso provoca un circolo vizioso nel quale l’uomo diviene usurpatore, cioè l’individuo se si percepisse amato, capito, realmente straordinario e quindi sobriamente felice, appagato credete farebbe tanta fatica per lottare in un’assurda competizione al potere?

Quì mi fermo, per oggi raccogliendo quella che ritengo essere la più bella definizione di ciò che faccio nella vita, di ciò che in relatà io e mio marito cerchiamo di fare ogni giorno anche tra noi: viaggio per me è aiutare le persone che incontro ( nei miei workshop e conferenze) ad uscire dal circolo vizioso nel quale si sono cacciate per entrare in un circolo virtuoso e semplicemente arrendersi all’idea che la loro vita può essere straordinaria!

Yoga in viaggio è domenica 20 Ottobre a Mestre con un workshop di 2 ore dedicato al potenziale virtuoso che è in te!

Benedetta Spada

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